Autoritratto

Il pittore qui si ritrae alla maniera dei grandi artisti del Cinquecento, un segno, se non un autografo, della sua persona ormai affermata nel territorio. In uno sfondo che nasconde qualsiasi riferimento al tempo e allo spazio, emerge l’immagine perfetta dell’artista: sguardo fiero e penetrante che invita direttamente tutti coloro che si pongono davanti, gli ipotetici osservatori, ad entrare, non tanto nel dipinto quanto nella sua mente, nel suo pensiero. Questo Autoritratto rappresenta sicuramente un’analisi introspettiva di sé, del proprio carattere e, senza ombra di dubbio, del suo modo di dipingere. Analisi possibile grazie a quelli che Bruno Colla considera i maestri della sua stessa arte: Van Gogh e Giorgione, due artisti così lontani nel tempo, ma allo stesso tempo vicini per il significato che attribuivano al ritratto. Bruno Colla qui assorbe la lezione di entrambi i pittori e ne rielabora una personale adattando la sua immagine in uno sfondo che è sì monocromatico, ma decorato con un motivo che sfuma i toni decisi del rosso. Il suo volto e il busto non sono ritratti in modo frontale, ma a tre quarti come facevano i grandi artisti per le persone famose per dare il senso del movimento. Ben rese anche le ombreggiature che permettono di creare il volume, sembra infatti che l’immagine si stacchi dallo sfondo per emergere creando così un primo e un secondo piano. Pochi colori, stesi con grande maestria, colori che aiutano nell’interpretazione del personaggio artistico: soprattutto il rosso dello sfondo non nasconde il temperamento e il carattere forte e deciso di questo artista. Particolare anche l’espressione enigmatica, il tutto rappresentato con una grande bravura artistica.

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