La Ferilli

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La Ferilli

Uno dei temi che Bruno Colla propone nei suoi dipinti sono proprio i personag­gi noti del mondo dello spettacolo, ma­gari inseriti in contesti diversi da quelli attuali, all’interno di paesaggi veneti o come in questo caso in uno sfondo sem­plice costruito solo sul colore, per porre l’attenzione sul soggetto. Il pittore usa in questo quadro uno sfon­do inusuale, due colori primari: il blu cobalto e il rosso magenta, stesi fino a creare delle sfumature che a volte arriva­no al bianco. C’è una netta contrapposizione fra l’ango­lo in alto a sinistra del dipinto e l’angolo opposto, sicuramente questo espediente è servito per portare l’occhio dell’osserva­tore verso il soggetto principale: Sabrina Ferilli, attuando quello che viene defini­to nel mondo dell’arte prospettiva tona­le, cioè una prospettiva costruita unica­mente attraverso l’uso del colore. Colore che rende il corpo della soubrette vivo e reale. Appoggiata su una sedia, studiata anch’essa in modo prospetticamente per­fetto, la Ferilli ha una posizione semi­sdraiata tipica delle divinità greco-roma­ne, solitamente ritratte in questo modo. Come il dipinto La valletta, anche La Fe­rilli appartiene a quei soggetti mediatici che vengono raffigurati da Bruno Colla e resi raggiungibili e vivi; soggetti che mo­strano una certa sensualità non solo nella postura, ma anche negli atteggiamenti, nelle mani e soprattutto nel volto, con­traddistinto da uno sguardo penetrante e da una bocca semiaperta forse nell’atto di dire qualcosa. Il rimando alla serie delle veneri cin­quecentesche è molto chiaro, divinità che rappresentano la bellezza perfetta, dipinte da Tiziano, Giorgione ma anche da artisti dell’Ottocento; qui però non si propone più una divinità, ma una tipolo­gia di bellezza moderna: una vera venere del nostro tempo.

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